Polveri sahariane in Emilia-Romagna
L'origine dell'episodio è legata a una saccatura atlantica, cioè un affondo di aria fredda diretta verso la Penisola Iberica, la quale ha provocato un richiamo di correnti meridionali di matrice subtropicale. Questa, dopo aver sollevato l'aria direttamente dal Sahara - caricandola quindi di sabbia - l'ha trasportata in una direzione sudovest-nordest ad alta quota verso il Mediterraneo e l'Italia.
Tale condizione, oltre a provocare un ulteriore aumento delle temperature già estremamente elevate, ha portato a un incremento delle concentrazioni di PM10 in tutte le stazioni di misurazione dell'Emilia-Romagna, in particolare in quelle poste nell'Appennino. I valori - come emerge dai dati rintracciabili in questa pagina - evidenziano dati ben oltre il valore limite di legge (50 microgrammi/metro cubo, intesi come media quotidiana) soprattutto nell'Appennino, ma anche a Bologna-San Felice, segno di un arrivo, sebbene in misura minore, anche nelle aree di pianura.
Interessante è anche il confronto con il giorno precedente, quando l'evento non era ancora iniziato, dove emergono differenze in alcuni casi di oltre 50 microgrammi/metro cubo, e il giorno dopo, quando l'evento era già concluso, i cui valori sono rientrati nelle condizioni precedenti l'evento. Dimostrazione dell'origine sahariana è anche, oltre alle condizioni meteorologiche ben visibili da satellite, il fatto che i valori di PM2.5 durante tale evento non si siano alzati. Le sabbie sahariane hanno infatti dimensioni ben più grandi di 2.5 micrometri e un loro arrivo non ha per niente impattato sulle concentrazioni delle particelle di diametro più piccolo.
In sintesi quindi, una situazione di intromissione di aria sahariana che in passato era rara, ma che negli ultimi anni si sta evidenziando con più frequenza, segnale questo che dimostra il cambio della circolazione atmosferica dovuta al più generale cambiamento del clima in corso.