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Presentato a Ecomondo il Rapporto Snpa sulle attivazioni in emergenza

Più di 2mila interventi Snpa per le emergenze nel 2025

Nel corso del 2025 il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente si è attivato più di 2mila volte per affiancare Vigili del fuoco, Protezione civile, Forze dell’ordine e le altre istituzioni impegnate nella gestione delle emergenze che comportano risvolti ambientali. Gli interventi sul campo sono stati 1.722, mentre 298 sono stati svolti solo mediante supporto a distanza, per un totale di 2.020 attivazioni. Tra gli eventi che hanno causato interventi del Snpa, gli sversamenti sono la categoria più frequente (36% degli interventi), seguiti dagli incendi in siti produttivi (23%) e dagli incidenti e guasti alle attività produttive (7%).

Sono alcuni dei dati che emergono dalla seconda edizione del Rapporto Snpa sulle attivazioni in emergenza, presentato stamattina a Rimini nel corso dell’evento fieristico Ecomondo, con gli interventi, tra gli altri, della presidente Ispra/Snpa Maria Alessandra Gallone e del vicepresidente Snpa Donato Ramunno. Tra i partecipanti alla tavola rotonda dell'evento anche Paolo Ferrecchi, direttore generale di Arpae, che ha sottolineato la rilevanza delle aspettative crescenti della popolazione nei confronti delle agenzie ambientali (l'Emilia-Romagna è la regione in cui sono stati registrati più interventi e in cui è maggiore  la rilevanza delle attivazioni in seguito a segnalazioni da privati) e la loro importanza nella tutela del territorio e della società. 

Il documento, curato dalla Rete tematica Snpa sulle Emergenze ambientali – che comprende esperti di Ispra e delle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome – descrive il complesso delle attivazioni delle Arpa/Appa in situazioni di emergenza. Non ha dunque l’intento di fotografare il fenomeno emergenze ambientali nella sua totalità, piuttosto fornisce spunti di analisi per quelle emergenze in cui è coinvolto il Snpa.

Tra le 2.020 attivazioni del Snpa, 391 sono classificate di livello 1 (urgenze), mentre 1.629 – cioè oltre l’80% – sono di livello 2 (emergenze), ovvero risposte a eventi che, per l’ampiezza dei fenomeni e dei rischi di contaminazione, richiedono un’azione immediata, non differibile. Le Arpa sono generalmente chiamate a intervenire a supporto delle forze di primo intervento (soprattutto Vigili del fuoco, Protezione civile, Forze dell’ordine). Solo in alcuni contesti regionali, vengono attivate direttamente dai privati.

L’obiettivo dell’intervento delle Agenzie ambientali è duplice. Da un lato, la finalità è di contribuire a tutelare l’ambiente dagli impatti di eventi quali incendi a siti produttivi o a siti di gestione dei rifiuti, incidenti industriali, sversamenti di sostanze: si parla in questo caso di valutazione del rischio per l’ambiente. Allo stesso tempo, dalla possibile compromissione dell’ambiente deriva anche un rischio per la popolazione, per cui occorre anche fornire elementi utili affinché le autorità possano valutare i pericoli per le persone, posti dalla dispersione di inquinanti (valutazione del rischio ambientale).

I dati mostrano con chiarezza la portata dell’impegno profuso dalle Arpa/Appa sul territorio per supportare i soggetti che coordinano la gestione delle emergenze. L’85% delle attivazioni ha comportato per le Agenzie un intervento sul campo, con l’invio di personale operativo sul luogo dell’evento, mentre, laddove il supporto è stato fornito solo a distanza, il contributo ha compreso attività istruttorie ed elaborazione di modellistica sulla possibile dispersione degli inquinanti. Le 2.020 attivazioni non comprendono le attivazioni di Ispra, di norma coinvolta nella gestione delle emergenze soltanto in caso di situazioni di portata nazionale.

Tra le matrici ambientali più esposte alle conseguenze degli eventi oggetto di interventi del Snpa nel 2025, al primo posto ci sono le acque di fiumi e laghi (47,9% dei casi), seguite da atmosfera (29,7%) e suolo (15,5%). Le percentuali si basano sull’individuazione della matrice primariamente esposta: molte emergenze, infatti, possono avere conseguenze su più di una matrice.

Il Rapporto contiene anche dati sulla distribuzione territoriale degli eventi emergenziali per i quali è scattato l’intervento delle Agenzie ambientali. Sul totale di tutti gli interventi sul campo (esclusi quelli per segnalazioni di maleodoranze), il 20,6% si è verificato in Emilia-Romagna, regione seguita da Lombardia (20,1%), Veneto (10,2%), Piemonte (8,5%), Toscana (6,9%). Gli autori del rapporto avvertono che la distribuzione territoriale degli interventi dipende anche da diversità territoriali e da specificità regionali nelle competenze e nelle prassi di attivazione.

Gli sversamenti rappresentano dunque il tipo di eventi per il quale più frequentemente sono state attivate le Agenzie: è una categoria che comprende varie casistiche, accomunate dalla dispersione di sostanze nelle varie matrici ambientali, spesso ad opera di soggetti non immediatamente identificabili. Un altro ambito importante di intervento in emergenza è rappresentato da incendi e incidenti.

Se si restringe il campo ai soli interventi per incendi presso siti produttivi, impianti di gestione rifiuti e discariche, oltre che per guasti o incidenti industriali, il 26,1% delle attivazioni è avvenuto in Lombardia, seguita da Emilia-Romagna (17,5%), Campania e Sicilia (entrambe al 7,9%), Puglia (5,8%).

È la stessa legge istitutiva del Snpa (legge 132/2016) a prevedere per Ispra, Arpa e Appa un ruolo nella gestione delle emergenze, mentre il codice della protezione civile (decreto legislativo 1/2018) riconosce il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente come struttura operativa nazionale del Sistema nazionale di protezione civile.

Fonte Snpa

Consulta il Rapporto completo