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Specie chimiche in atmosfera, lo studio sui dati 2025

Online la versione interattiva del rapporto sui costituenti del PM2.5 atmosferico in quattro aree della regione

Il rapporto “Specie chimiche nel particolato (PM2.5) in atmosfera” nasce con l’obiettivo di studiare i principali costituenti chimici che caratterizzano le polveri aventi un diametro inferiore o uguale a 2,5 µm (PM2.5). Approfondire la conoscenza delle proprietà degli inquinanti atmosferici e dei loro impatti su ambiente e salute è infatti uno dei compiti fondamentali di Arpae.

Il rapporto è frutto di misure non convenzionali che affiancano quelle quotidiane svolte dalla Rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria. I dati provengono da quattro stazioni posizionate in quattro località della regione che rappresentano le diverse tipologie di background urbano e rurale: Bologna (via Gobetti) - area centrale e metropolitana; Parma (Cittadella) - area occidentale e più interna della pianura; Rimini (Marecchia) - area orientale/costiera; Molinella (BO) - area rurale.

Le specie analizzate sono carbonio organico ed elementare, ammonio, nitrato, solfato. Viene misurata anche la concentrazione di levoglucosano, una sostanza che, pur non essendo presente in quantità elevate in atmosfera, è un importante marker che permette di tracciare la combustione della legna e, più in generale, la combustione della biomassa contenente cellulosa.

Anche quest’anno il rapporto viene presentato in forma dinamica/interattiva, consultabile al link (disponibile anche la versione pdf).

Il 2025 conferma il comportamento registrato negli anni precedenti. L’analisi del PM2.5 e di tutte le sue componenti attesta in generale una diminuzione rispetto alla media degli anni precedenti, consolidando un processo di calo degli inquinanti.
Alcune specie chimiche calano anche considerando la percentuale della massa del PM2.5, indicando un andamento particolarmente virtuoso: è il caso del carbonio elementare, che è un prodotto diretto della combustione incompleta di combustibili fossili e di biomassa.
Le specie chimiche di origine secondaria, cioè non emesse direttamente dalla sorgente, in particolare il nitrato, mostrano un calo contenuto del valore assoluto, ma non di quello percentuale rispetto alla massa del PM2.5. Questo aspetto conferma che la formazione in atmosfera del particolato secondario continua ad essere uno degli aspetti di maggiore criticità.