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Essere umani vivere insieme

Essere umani, vivere insieme – Educazione alla sostenibilità e contrasto agli stereotipi (2018 – 2020)

Il progetto di sistema regionale “A proposito di genere: essere umani, vivere insieme” in accordo con il Programma Triennale di Educazione alla Sostenibilità della Regione Emilia Romagna, fa leva sulla rete regionale dei CEAS, i Centri di Educazione alla Sostenibilità in capo ad ARPAE e affronta la dimensione sociale della sostenibilità, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Attraverso un approccio scientifico, stimola i partecipanti a porsi domande, a identificare e decostruire i pregiudizi, a decentrarsi, a comprendere il punto di vista altrui e a discutere i modi del vivere insieme.

Nel momento in cui le tensioni identitarie si moltiplicano, sono sempre più frequenti le situazioni in cui la convivenza è messa in crisi. Porsi domande diviene allora fondamentale. Quali sono i nostri immaginari? Come si sono costruiti? Dove ci stanno portando? Perché pensiamo che esistano culture superiori ad altre? Perché riduciamo la complessa identità dell’altro a semplici categorie? Imparare a conoscersi meglio, a conoscere e comprendere l’altro e il suo ambiente permette di costruire sé stessi e una società più equa, nella quale l’identità umana venga riconosciuta.

Tra i 17 Sustainable Development Goal, particolare rilevanza è data al quinto, riguardante appunto le differenze di genere. È quindi indispensabile accogliere positivamente la pluralità dei modelli di sostenibilità e delle conseguenti strategie promosse e perseguite dalle diverse culture sociali. Per dare risposte meno aleatorie alla disuguaglianza di opportunità nella garanzia dei diritti fondamentali e nell’accesso ai ben comuni dei vari soggetti e gruppi sociali, conviene utilizzare come leva del cambiamento proprio le differenze di genere, che sono puntualmente presenti nei processi di allargamento e radicalizzazione della povertà. Non si tratta più di dare con urgenza soddisfazione ai bisogni primari, strategia che ha prodotto nel mondo globalizzato problemi sempre più gravosi e divaricazioni sempre più incolmabili, ma di valorizzare identità differenti, che proprio a partire dall’appartenenza sessuale segnano e sognano modi diversi, ma non incompatibili, di costruzione di una cittadinanza incentrata sulla dignità della persona ed una cosmologia caratterizzata dalla sostenibilità.

Vi è, nell’Agenda 2030, una provocazione fondamentale: imparare a considerare e trattare le differenze come un metodo e non soltanto un contenuto sul quale convergere per generare e portare a piena maturità la sostenibilità, contrastando ogni tipo di stereotipo che sia di genere, di razza, di appartenenza sociale, ecc. A livello regionale una prima risposta viene data dal Programma Triennale di Educazione alla sostenibilità 2017/19 dell’Emilia-Romagna (Del.Ass. 110/2017) che privilegia (punto 3.3.1) tra le Azioni educative integrate promosse dal Programma quelle legate ad una dimensione sociale della sostenibilità: educazione alle differenze, alla legalità, all'ambiente.

È in questo contesto che si delinea il progetto “A proposito di genere: Essere Umani, Vivere Insieme. Educazione alla sostenibilità e contrasto agli stereotipi”, dedicato alle questioni di genere, alla diversità, alle pari opportunità e al contrasto agli stereotipi. Il progetto si profila essere un’azione coordinata di tipo formativo e educativo, facente leva sulla rete educativa regionale dei Centri di Educazione alla Sostenibilità (CEAS) onde garantire una larga, strutturata e eterogenea ricaduta del progetto in termini culturali.

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OBIETTIVI E METODOLOGIE

La finalità del progetto è quella di innescare nei destinatari percorsi di riflessione che portino prima di tutto a riconoscere che ciascuno di noi è influenzato da stereotipi e questi sono inevitabilmente legati al significato semantico che diamo ad un contesto, ad un paesaggio, dove ci siamo noi che vi abitiamo in questo momento con le cose che ci stanno attorno, ma dove ci sono anche le tracce che hanno lasciato gli abitanti che ci hanno preceduto. La semantica di un paesaggio, il suo linguaggio è dinamico, in continuo mutamento, ha destinazioni specifiche in perenne evoluzione. In questo senso gli stereotipi nascono e si ampliano quando si incamera rigidamente la semantica di un paesaggio. Il punto su cui si vuole concentrare questo progetto è quello di provare a scardinare gli stereotipi agendo sulla manutenzione relazionale di un contesto

(una classe, un gruppo) innescando il passaggio dall’autoreferenzialità all’altruismo non sporadico, non accidentale e non selezionante.

Obiettivo primario è quello di far riconoscere ai destinatari che la gente la pensi in modo differente dal tuo e portare questo pensiero in una struttura di confronto dove si possa capire il punto di vista dell’altro. Incontrare l’altro andando a cercare le positività che ha evitando di farsi spaventare dagli aspetti spesso  apparentemente negativi nati e alimentati soprattutto dai pregiudizi. La diversità, la disabilità e le differenze di genere sono spesso qualche cosa che non solo spaventa e da cui pensiamo di doverci difendere, ma anche qualche cosa che non piace e crea aggressività perché mette in crisi le nostre abitudini.

Dal punto di vista educativo-pedagogico quando parliamo di differenze di genere a volte è difficile comprendere esattamente che cosa s’intenda con il termine “genere”.  La parola “genere” serve a evocare i ruoli che sono determinati socialmente, i comportamenti, le attività e gli attributi che una società considera come appropriati per le donne e per gli uomini. Il genere è dunque una costruzione sociale e culturale che rimanda a un insieme di regole implicite e esplicite, che disciplina le relazioni donna/uomo attribuendo loro dei valori, dei lavori, delle responsabilità e dei doveri distinti (Parole per l’Uguaglianza – Pubblicazione della Commissione Europea – 1998). Le questioni di genere comportano delle variazioni molto più importanti. Le differenze di genere sono delle costruzioni sociali e culturali, che fabbricano stereotipi e pregiudizi legati allo status uomo/donna. Questo si traduce in disuguaglianze e discriminazioni in campo personale, famigliare, professionale e societario. Il genere quindi non è qualche cosa che si ha, quanto piuttosto qualcosa che si fa (un insieme di pratiche del fare, socialmente costruite e riconosciute) e qualcosa che fa (un modo di catalogare l’esperienza, delimitare confini e regole sociali rispetto a ciò che si ritiene ‘normale’). Queste differenze di genere non sono scolpite nel marmo, ma sono regole implicite che ogni società crea per funzionare. Possiamo dunque discuterle, criticarle, farle evolvere... ed esse evolvono, perché ogni cultura muta nel tempo e con essa i contenuti che veicola.

Il progetto “A proposito di genere: Essere Umani, Vivere Insieme. Educazione alla sostenibilità e contrasto agli stereotipi”, nell’intendere il genere come lo spazio aperto e libero della progettazione di sé, ha come obiettivo principale quello di agire su modelli che sono transculturali e tenere presenti simultaneamente tutte le possibili declinazioni della differenza, nella libertà di reinventarsi giocando creativamente con i propri limiti. Se, come crediamo, l’educazione ai generi è una forma di prevenzione della violenza nella misura in cui il suo principale obiettivo è quello di interrogare il rapporto tra identità/differenze/relazioni di genere e stereotipi culturali e di favorire l’assunzione di modelli antiviolenti di identificazione e di relazione, allora il suo obiettivo finale è stare bene con la propria identità, qualsiasi sia la propria soggettività.

Il Progetto 2018/19e 2019/20 

Video finale del progetto (Ceas Controvento)

Inbook: Il camaleonte e la ricchezza dei colori (La matita parlante, PC) 

Valutazione di processo (UNIBO, Dip. di Psicologia)